SEPARAZIONI/ Nessuna legge può educare a fare i genitori - INT. Elena
Donati, venerdì 13 luglio 2012, http://www.ilsussidiario.net
Ci si sposa di meno e ci si
separa di più. La crisi della famiglia in Italia si acuisce e la conferma viene
dagli ultimi dati, che si riferiscono al 2010, resi noti giovedì 12 aprile
dall’Istat. Nell’anno in questione le separazioni sono state 88.191, con un
incremento del 2,6% sul 2009, mentre i divorzi (54.160) hanno fatto registrare
un leggero decremento, pari allo 0,5%. Secondo l’avvocato matrimonialista Elena
Donati contattato da IlSussidiario.net, «sono numeri che riflettono un fenomeno
culturale. Oggigiorno i coniugi antepongono la propria individualità all’essere
coppia. Pretendono che la legge tuteli i propri individuali interessi a
discapito dei diritti della famiglia complessivamente intesa». C’è poi
l’aspetto economico di una separazione, che spesso porta alla rovina uno dei
coniugi, quasi sempre il padre. A fronte di questo, l’avvocato Donati ci ha
spiegato come si sta evolvendo e cambiando il concetto di separazione in
Italia, soprattutto a fronte di quello che è l’elemento più importante, e molto
spesso anche la vittima, cioè i figli.
Avvocato, secondo recenti studi
le coppie che si separano conoscono molto poco quanto li aspetta, soprattutto
in termini economici. È così?
Non esattamente. Le persone che
vengono da noi tendenzialmente sanno già a cosa vanno incontro. Non sanno
magari cose di tipo specifico, ad esempio in quanto consisterà l’assegno di
mantenimento, ma quando vengono qui sanno che c’è comunque l’aspetto economico
da regolamentare, e chiedono a noi avvocati di precisare proprio questi
aspetti. Nel nostro ordinamento giuridico non è prevista una modalità oggettiva
per il calcolo dell'assegno di mantenimento previsto per i figlie e il coniuge
più debole. Sono, infatti, molteplici i fattori che devono essere valutati al
fine della determinazione del mantenimento, senza parlare del fatto che ogni
situazione famigliare è unica. E intendo per questo non solo l'entità
dell'assegno ma anche se questo sia dovuto o meno. Per il calcolo dell'assegno
di mantenimento il punto di partenza è senz'altro il reddito dei coniugi cui si
aggiunge il patrimonio inteso nel suo complesso (patrimonio immobiliare per
esempio). Anche l'assegnazione della casa coniugale ha il suo peso all'interno
della valutazione del contributo al mantenimento posto a carico di uno dei due
coniugi. Infine, va considerato anche il diritto di visita.
In che modo il diritto di visita può incidere
sull’aspetto economico?
Un altro fattore che certamente
dovrà essere preso in considerazione per la valutazione del contributo al
mantenimento dei figli è la loro permanenza presso i genitori. Nell’ambito
dell’affido condiviso dei figli, infatti, la permanenza di questi presso l’uno
o l’altro genitore è variabile nel senso che alcune coppie scelgono di attuare
un regime di affidamento e di conseguente collocamento dei figli su base
paritaria. In questo caso, secondo la
previsione della legge 54/2006 è possibile per i genitori accedere al
“mantenimento diretto” senza più la necessità di versare a mani dell’altro
coniuge il mantenimento a favore dei figli. Questa modalità rimane del tutto
residuale in quanto viene attuata quando vi è una capacità reddituale dei
coniugi equivalente e soprattutto vi deve essere la capacità dei coniugi di
accantonare la conflittualità tra essi esistente. Il mantenimento diretto e il
collocamento paritario dei figli per la sua buona riuscita necessita, infatti,
della capacità di collaborare e di comunicare dei coniugi.
Ed è difficile che questa
comunicazione tra genitori separati si instauri?
Per i coniugi è sempre possibile
la collaborazione e il dialogo. Spesso, però, questo aspetto viene a
modificarsi grazie ad un percorso in cui il ruolo dell’avvocato è fondamentale.
L’avvocato si trova quasi sempre a dover gestire la grande conflittualità
esistente tra i coniugi. Conflittualità che si riverbera negativamente sui
figli. Si arriva dal legale motivati da un forte dolore che non permette di
entrare in comunicazione con l’altro coniuge. E’ essenziale, quindi, che il
professionista riduca la conflittualità collocando nella giusta posizione i
motivi di conflitto facendo comprendere ai coniugi che il loro essere genitori
non viene meno nonostante la separazione, e che, anzi, occorre uno sforzo
maggiore per garantire ai propri figli l’equilibrio che la separazione spesso
fa venire meno. Solo avendo coscienza che il ruolo genitoriale non viene meno
con la separazione o il divorzio, i coniugi riescono ad assumere appieno il
proprio ruolo.
Ci sono associazioni di padri
separati che lamentano che i figli vengano per la maggior parte dei casi
affidati alle madri. È davvero così?
Oggi, per legge, l’affidamento è
condiviso, e la potestà sui figli è affidata ad entrambi. Il fondamento della
legge sull’affidamento condiviso è quello di mantenere un rapporto equilibrato
e continuativo tra figli e genitori. E’ pacifico che con la separazione i
coniugi non vivono più insieme e quindi il rapporto con i figli subisce
necessariamente un cambiamento dovuto alla lontananza e alla frequentazione con
il coniuge che si è allontanato dall’abitazione famigliare. E’ oggettivo che
nella cultura attuale il ruolo dei padri è stato radicalmente rivalutato, e la
legge sull’affidamento condiviso ne è l’esito. Oggi i padri desiderano molto di
più di un tempo essere presenti nella vita dei propri figli. Prima
l’affidamento era di tipo esclusivo e veniva concesso per lo più alle madri.
Oggi questo approccio risulta totalmente stravolto consentendo di fatto a padri
di interagire molto di più nella cura dei figli. E’ chiaro che il collocamento
dei figli è legato alla casa coniugale che, prevalentemente, rimane assegnata
alla madre. E, perciò, i figli, benché affidati ad entrambi i coniugi, spesso
vivono insieme alla madre con il diritto del padre a vederli e tenerli con sé.
Nella decisione del giudice di
considerare maggiormente il padre rientra anche una valutazione di come era
vissuto il ruolo paterno prima della separazione?
Certamente. Al momento della
separazione, nel valutare il diritto di visita, il giudice deve conoscere
qual’era la situazione famigliare esistente. E ciò al fine di collocare
correttamente il ruolo di entrambi i coniugi. E’ altresì vero, però, che, se il
ruolo materno spesso si dà per scontato
ed acquisito, il ruolo paterno va più precisamente delineato.
Si può dunque dire che la legislazione
attuale non abbia bisogno di particolari cambiamenti?
Guardi, è una questione di
educazione. Una legge non può cambiare la testa delle persone, tutto si risolve
se c’è una capacità di collaborazione, se i genitori hanno coscienza del loro
ruolo genitoriale. Non c’è nessuna legge che può educare il genitore a fare il
genitore.
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