Avvenire.it, Discorsi, 9 marzo 2012 - AI VESCOVI AMERICANI IN VISITA AD
LIMINA - Resistere a pressioni contro la famiglia, la comunità cristiana
riscopra virtù della castità
Cari Fratelli Vescovi,
Saluto tutti voi con affetto
fraterno in occasione della vostra visita ad limina Apostolorum. Come sapete,
quest’anno desidero riflettere con voi su alcuni aspetti dell’evangelizzazione
della cultura americana alla luce delle sfide intellettuali ed etiche del
momento presente.
Negli incontri precedenti ho
riconosciuto la nostra preoccupazione per le minacce alla libertà di coscienza,
di religione e di culto che devono essere affrontate con urgenza, affinché
tutti gli uomini e le donne di fede, e le istituzioni che essi ispirano,
possano agire in conformità alle loro convinzioni morali più profonde. In
questa occasione vorrei parlare di un’altra questione grave che mi avete
esposto durante la mia visita pastorale in America, vale a dire la crisi
attuale del matrimonio e della famiglia, e più in generale della visione
cristiana della sessualità umana. Di fatto, è sempre più evidente che un minor
apprezzamento dell’indissolubilità del contratto matrimoniale e il diffuso
rifiuto di un’etica sessuale responsabile e matura, fondata nella pratica della
castità, hanno portato a gravi problemi sociali che comportano un costo umano
ed economico immenso.
Tuttavia, come ha osservato il
beato Giovanni Paolo II, il futuro dell’umanità passa per la famiglia (cfr.
Familiaris consortio n. 85). Di fatto, «troppo grande è il bene che la Chiesa e
l’intera società s’attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata
per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e
famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile
equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una
ferita che si arreca alla convivenza umana come tale» (Sacramentum caritatis n.
29).
A questo riguardo occorre
menzionare in modo particolare le potenti correnti politiche e culturali che
cercano di alterare la definizione legale del matrimonio. Lo sforzo
coscienzioso della Chiesa di resistere a queste pressioni esige una difesa
ragionata del matrimonio come istituzione naturale costituita da una comunione
specifica di persone, fondamentalmente radicata nella complementarietà dei
sessi e orientata alla procreazione. Le differenze sessuali non possono essere
respinte come irrilevanti per la definizione del matrimonio. Difendere
l’istituzione del matrimonio come realtà sociale è, in ultima analisi, una
questione di giustizia, poiché comporta la tutela del bene dell’intera comunità
umana, nonché dei diritti dei genitori e dei figli.
Nelle nostre conversazioni,
alcuni di voi hanno parlato con preoccupazione delle crescenti difficoltà
riscontrate nel trasmettere l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla
famiglia nella sua integrità, e della diminuzione del numero di giovani che si
avvicinano al sacramento del matrimonio. Certamente dobbiamo riconoscere alcune
carenze nella catechesi degli ultimi decenni, che talvolta non è riuscita a
comunicare la ricca eredità dell’insegnamento cattolico sul matrimonio come
istituzione naturale elevata da Cristo alla dignità di sacramento, la vocazione
degli sposi cristiani nella società e nella Chiesa e la pratica della castità
coniugale. A questo insegnamento, ribadito con crescente chiarezza dal
magistero post-conciliare e presentato in modo completo sia nel Catechismo
della Chiesa Cattolica sia nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa,
deve essere restituito il suo posto nella predicazione e nell’insegnamento
catechetico.
A livello pratico, i programmi di
preparazione al matrimonio devono essere attentamente rivisti per assicurare
che vi sia una maggiore concentrazione sulla loro componente catechetica e
sulla presentazione delle responsabilità sociali ed ecclesiali che il matrimonio
cristiano comporta. In questo contesto non possiamo ignorare il grave problema
pastorale rappresentato dalla diffusa pratica della convivenza, spesso da parte
di coppie che sembrano essere inconsapevoli che è un grave peccato, per non
dire che rappresenta un danno alla stabilità della società. Incoraggio i vostri
sforzi volti a sviluppare norme pastorali e liturgiche chiare per la degna
celebrazione del matrimonio, che rappresentino una testimonianza inequivocabile
delle esigenze oggettive della moralità cristiana, mostrando allo stesso tempo
sensibilità e sollecitudine per le giovani coppie.
Anche qui desidero esprimere il
mio apprezzamento per i programmi pastorali che state promovendo nelle vostre
diocesi e, in particolare, per la chiara e autorevole presentazione della
dottrina della Chiesa nella vostra Lettera del 2009 Marriage: Love and Life in
the Divine Plan. Apprezzo anche ciò che le vostre parrocchie, le vostre scuole
e i vostri enti caritativi fanno ogni giorno per sostenere le famiglie e per
aiutare quanti si trovano in situazioni matrimoniali difficili, specialmente le
persone divorziate e separate, i genitori singoli, le madri adolescenti e le
donne che pensano all’aborto, come pure i bambini che subiscono gli effetti
tragici della disgregazione familiare.
In questo grande impegno
pastorale è urgentemente necessario che l’intera comunità cristiana torni ad
apprezzare la virtù della castità. La funzione integrativa e liberatrice di
questa virtù (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2338-2343) deve essere
sottolineata da una formazione del cuore che presenti la comprensione cristiana
della sessualità come fonte di libertà autentica, di felicità e di
realizzazione della nostra vocazione fondamentale e innata all’amore. Non si
tratta solo di presentare argomenti, ma anche di fare appello a una visione
integra, coerente ed edificante della sessualità umana. La ricchezza di questa
visione è più solida e attraente delle ideologie permissive esaltate in alcuni
ambiti; queste, di fatto, costituiscono una forma potente e distruttiva di
contro-catechesi per i giovani.
I giovani devono conoscere
l’insegnamento della Chiesa nella sua integrità, per quanto possa essere
impegnativo e contro-culturale; cosa ancora più importante, devono vederlo incarnato
da coppie sposate fedeli che danno una testimonianza convincente della sua
verità. Devono anche essere sostenuti mentre lottano per compiere scelte sagge
in un tempo difficile e confuso della loro vita. La castità, come ci ricorda il
Catechismo, comporta «l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la
libertà umana» (n. 2339). In una società che tende sempre più a fraintendere e
perfino a irridere questa dimensione essenziale dell’insegnamento cristiano,
occorre rassicurare i giovani che «chi fa entrare Cristo, non perde nulla,
nulla — assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande»
(Omelia, Santa Messa per l’inaugurazione del ministero petrino, 24 aprile
2005).
Vorrei concludere ricordando che
tutti i nostri sforzi in questo ambito in fondo sono tesi al bene dei bambini,
che hanno il diritto fondamentale di crescere con una sana comprensione della
sessualità e del posto che le corrisponde nei rapporti umani. I bambini sono il
tesoro più grande e il futuro di ogni società: preoccuparsi veramente di loro
significa riconoscere la nostra responsabilità d’insegnare, difendere e vivere
le virtù morali che sono la chiave della realizzazione umana. È mia speranza
che la Chiesa negli Stati Uniti, per quanto frenata dagli eventi dell’ultimo
decennio, perseveri nella sua missione storica di educare i giovani e, in tal
modo, di contribuire al consolidamento di quella sana vita familiare che è la
garanzia più sicura della solidarietà intergenerazionale e della salute della
società nel suo insieme.
Raccomando ora voi e i vostri
fratelli Vescovi, insieme al gregge affidato alle vostre cure pastorali,
all’amorevole intercessione della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. A
tutti voi imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica come pegno di
saggezza, forza e pace nel Signore.
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