Due cripto-nazisti e un medico vero, Francesco Agnoli, Il Foglio, 8
marzo, http://www.libertaepersona.org/
Alcuni giorni orsono due soggetti
italiani, momentaneamente all’estero (quando la fuga dei cervelli coincide con
la fuga del cervello), Alberto Giubilini e Francesca Minerva (nella foto),
hanno proposto, su un giornale scientifico di rilievo, il Journal of Medical
Ethics, un articolo a sostegno dell’infanticidio, intitolato: “Aborto dopo la
nascita, perchè il bambino dovrebbe vivere?”. Giusto! Perché? Minerva e
Giubilini, dall’alto della loro “filosofia”, delle loro prestigiose
collaborazioni, Oxford compresa, se lo chiedono. E poi danno, senza imbarazzo,
risposte chiare, precise: c’è chi può (vivere) e chi non può. E’ il miracolo
del relativismo: in nome dell’assenza di ogni Verità, due soggetti che un
signore tedesco, non bello, con i baffi, anni Trenta, avrebbe forse corteggiato
per uno dei suoi progettini, comminano pene di morte ai loro simili, rei
solamente di esistere. Detto questo, per accennare anche al fatto che tutto si
tiene, noto che i due soggetti sopra indicati, a cui non posso togliere lo status
di “persone” che invece loro negano ai feti e ai neonati (i quali non avrebbero
“lo status morale di una reale persona umana”), fanno parte di un comitato di
bioetica presieduto da quel Maurizio Mori che è stato il grande consigliere di
Beppino Englaro e che viene di consueto omaggiato sulla grande stampa italiana.
La stessa che sbeffeggia, o ignora, quei poveri retrogradi dei bioeticisti
cattolici.
Ma perché farci il sangue amaro
con questi attardati ammiratori della rupe Tarpea e del monte Taigeto? Meglio
soffermarsi su un vero cervello nostrano, che continua ad abitare in Italia, ma
viene consultato di continuo all’estero, nei paesi più svariati del mondo, dal
Giappone agli Usa, non per le sue biocretinerie senza fondamento alcuno, ma per
la sua serietà, per i suoi studi, per i suoi lavori scientifici sui bambini,
dentro e fuori l’utero materno. Sto parlando di Carlo Bellieni, noto
neonatologo, membro della Pontifica Accademia per la vita, collaboratore di
prestigiose riviste scientifiche di tutto il mondo (oltre che di vari
quotidiani italiani, dall’Osservatore Romano ad Avvenire).
Il lavoro di Bellieni incomincia
nel 2000 dall’osservazione di quanto i piccoli feti nati precocemente
(anch’essi “non persone”, per Minerva e soci),
vanno incontro ad interventi dolorosi e, all’epoca, con scarsa
attenzione al loro dolore, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Bellieni
inizia così a fare studi su come certe manovre senza l’uso di farmaci possano
vincere questo dolore; e vede come prima cosa che se ai feti prematuri si danno
una serie di stimoli, assieme alla somministrazione di una soluzione di
zucchero, il dolore sparisce: Bellieni chiama tutto ciò “saturazione
sensoriale”, espressione che oggi è entrata nelle linee-guida in diversi Paesi.
Togliere il dolore a questi piccoli feti prematuri è il primo passo; il secondo
è misurarlo, con l’aiuto di alcune
esperte di ingegneria e di fisica, analizzando lo spettro vocale del pianto del
feto prematuro e del neonato a termine, per creare delle scale di misurazione
(e degli apparecchi appositi).
Lavorando con feti fuori dal
pancione, Bellieni comincia a chiedersi: cosa proverebbero se fossero ancora
dentro? La risposta diventa possibile iniziando a misurare le risposte che i
bambini già nati danno a certi stimoli, e vedendo se differenti risposte sono
legate a differenti esperienze prenatali. Bellieni inizia studiando un gruppo
di bambini nati dopo che le loro mamme sono state tenute ferme a letto in
gravidanza per motivi clinici; poi osserva i figli di mamme ballerine, che
hanno continuato a praticare danza durante la gestazione: i loro figli
richiedono di essere cullati più energicamente degli altri per addormentarsi,
segno evidente della continuità tra la vita uterina e quella post uterina. Un
ulteriore studio di Bellieni è poi verificare come il feto nel pancione
reagisca agli stimoli e soprattutto se si abitua ad essi, come succede ai
bambini già nati, che, dopo un brusco stimolo, alla terza o quarta volta che
gli si propone, non trasaliscono più. Con l’osservazione ecografica di una
ventina di feti di circa 30 settimane di gestazione, nota che dando uno stimolo
rumoroso attraverso il pancione, il feto strizza gli occhi e gira la testa
dall’altra parte, proprio come un bambino più grande, e, proprio come questo,
smette di farlo dopo un certo numero di stimoli. Di qui e da altri esperimenti
nascerà il testo “Sento, dunque sono” (Cantagalli), che raccoglie quello che al
mondo si sa sulle sensazioni fetali. Tra i sensi fetali c’è proprio il dolore.
C’è nel neonato e c’è, già, nel feto! Per raccontarlo Bellieni, insieme al
professor Giuseppe Buonocore, ha raccolto
in un altro testo, in inglese, quanto anche in questo campo i maggiori
studiosi mostrano nella loro pratica clinica: “Neonatal pain: pain, suffering
and risk of brain damage in the fetus and newborn” (Springer Ed.). Ai
predicatori dell’aborto e dell’infanticidio manca, non solo il cuore,
l’umanità, ma anche la scienza…due cose che vanno, spesso, insieme.
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