Osare Pensare A cura di Silvano Petrosino - Neuroscienze, il più
recente attacco alla psicoanalisi - 13/03/2012, http://www.avvenire.it
«Noi abbiamo a che fare con
schiavi che si credono padroni». Così affermava Lacan nei suoi Ecrits (1966)
per descrivere, con un chiaro riferimento al mito platonico della caverna, la
difficile situazione in cui si trova l'analista nel suo rapporto con il
paziente. Tale affermazione, tuttavia, può essere utile anche per descrivere la
difficile situazione in cui da sempre si è trovata la stessa psicoanalisi che
fin dalla sua nascita ha dovuto difendersi dalle accuse di oscurantismo e di
mancanza di rigore che periodicamente i supposti "guardiani" di turno
della razionalità scientifica si sono sentiti in dovere di rivolgerle.
Nuovamente questi schiavi che si credono padroni sembrano essere tornati
all'attacco, questa volta armati di cognitivismo, di spettacolari mappature del
cervello e delle strabilianti scoperte dell'industria farmaceutica. Nel 1999,
nell'introdurre un suo lavoro dal titolo Pourquoi la psychanalyse? (Fayard),
Elisabeth Roudinesco, una delle più autorevoli storiche del movimento
psicoanalitico, scriveva: «Questo libro è nato da una constatazione: mi sono
chiesta perché, dopo quasi cent'anni di esistenza e molti risultati clinici
incontestabili, la psicoanalisi è ancora violentemente criticata da coloro che
pretendono sostituirla con dei trattamenti chimici giudicati più efficaci
perché capaci di intervenire sulle cause cosiddette celebrali degli scompensi
dell'anima. Senza contestare l'utilità di questi farmaci e senza misconosce il
conforto che possono dare, ho voluto mostrare ch'essi non sono in grado di
guarire l'uomo dalle sue sofferenze psichiche, siano queste normali o
patologiche (...) La psicoanalisi rappresenta un passo in avanti della civiltà
sulla barbarie. Essa ripropone l'idea di uomo libero della sua parola e il cui
destino non si risolve nel suo essere biologico. Di conseguenza, in futuro essa
dovrà avere il suo posto, affianco ad altre scienze, nella lotta conto le
pretese oscurantiste che mirano a ridurre il pensiero ad un neurone o a
confondere il desiderio con una secrezione chimica». In questo stesso studio
Roudinesco ricorda molto opportunamente la celebre conferenza del 1980 del
famoso epistemologo e storico della scienza Georges Canguilhem intitolata «Le
cerveau e la pensée». Nel corso di questa conferenza, osserva Roudinesco,
«senza pronunciare la parola "cognitivismo", che apparirà nel 1981,
Canguilhem critica con veemenza la credenza che anima l'ideale cognitivo: la
pretesa di creare una "scienza dello spirito" fondata sulla
correlazione tra stati mentali e stati celebrali». Una simile psicologia, nel
risolversi di fatto nella biologia e nella fisiologia, viene qualificata
dall'epistemologo francese come una «filosofia senza rigore», «un'etica senza
esigenze», «una medicina fuori controllo» e viene ultimamente assimilata ad
un'«autentica barbarie»: «essa (...) non è che uno strumento del potere, una
biotecnologia del comportamento umano che spoglia l'uomo della sua soggettività
e cerca di sottrargli la sua libertà di pensiero».
Dunque, il dibattito è noto, gli
attacchi alla psicoanalisi sono sempre gli stessi (oscurantismo, irrazionalismo,
assenza di rigore scientifico, eccetera, un po', mutatis mutandi, come
all'esperienza religiosa), la tentazione riduzionista(l'uomo al cervello, il
cervello ai neuroni, i neuroni alla chimica) è sempre presente e purtroppo
anche le violente semplificazioni sono sempre le stesse. D'altra parte lo
stesso Lacan lo ha ripetuto con insistenza: «La psicoanalisi è un sintomo (...)
Ma vedrete che si guarirà l'umanità dalla psicoanalisi» (Il trionfo della
religione, 1974). C'è da sperare che si sia sbagliato, soprattutto perché
bisogna essere proprio sordi e ciechi, bisogna essere proprio dei militanti
della non lettura e del non pensiero per non accorgersi del contributo
essenziale che la disciplina nata con Freud ha dato, nel Novecento, ad una
riflessione sull'uomo capace di non ridurre il soggetto a quella banale
caricatura (senza profondità, senza complessità, senza fratture, senza cesure,
senza mancanze, senza dramma) che molti padroni/schiavi, con algido sorriso, ci
hanno sempre proposto e oggi ci ripropongono soprattutto in nome delle
neuroscienze.
C'è dunque da augurarsi che la psicoanalisi non si
limiti ad essere un sintomo ma continui ad essere seriamente studiata e ancora
più seriamente praticata, anche perché è solo a queste condizioni ch'essa potrà
aiutarci a non cadere nella trappola di quella barbarie che non riesce a
concepire l'uomo se non come quel tutto che si raccoglie attorno ad un pene o
ad una vagina o, come si sostiene oggi pensando di dire qualcosa di diverso e
di più elevato, un cervello.
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