Quanto è libero il nostro cervello - La mente e la coscienza di Edoardo
Boncinelli, 12 marzo 2012, http://www.corriere.it
Si apre oggi la Settimana
mondiale del cervello, organizzata in Italia dalla Società di neurologia.
«Mente, Psiche, Coscienza: quanto è libero il cervello?» è il tema di un
incontro, oggi alle 18 al Teatro Franco Parenti di Milano, con lo stesso
Edoardo Boncinelli, Giulio Giorello, Giancarlo Comi e Simona Argentieri.
Il titolo dell'incontro «Mente,
Psiche, Coscienza: quanto è libero il cervello?» esprime con chiarezza un
problema piuttosto sentito oggi, non fosse che per un uso probabilmente non
casuale delle iniziali: minuscola per il cervello, maiuscola per le altre
realtà della vita mentale, a testimonianza della nostra naturale reverenza per
le entità astratte, piuttosto che per le concrete. Comunque sia, in questa
interessantissima formulazione figurano tutti i protagonisti del dramma del
pensiero e del vissuto.
Di solito quando si parla di
libertà ci si chiede: quanto siamo liberi? Passando così più o meno
inconsapevolmente dalla terza persona alla prima. Come ho già notato altre
volte, la moderna ricerca neuroscientifica ha gettato qualche dubbio
sull'esistenza di un'Istanza mentale centrale, che la si voglia chiamare Io
oppure Sé, e ha mostrato come qualcosa nel nostro cervello sembra sapere i
fatti nostri prima o meglio di noi.
Queste osservazioni ripetute da
diversi laboratori sembrano gettare un dubbio sull'autonomia delle nostre
decisioni e quindi sull'esistenza del cosiddetto Libero Arbitrio. Io non credo
che ci si debba preoccupare più di tanto di queste considerazioni e che sia
saggio piuttosto includere il cervello nella nostra definizione di Io. In
questa maniera sono sempre io che decido e non c'è nessun intervento esterno.
Io non sono in sostanza eterodiretto - e questa sarebbe una vera limitazione
della mia libertà - bensì autodiretto e quindi responsabile delle mie azioni.
Nel caso specifico però ci si
chiede quanto è libero il cervello, intendendo sempre il mio cervello. Perché
il cervello non dovrebbe essere libero? In primo luogo, perché è composto di
molte parti e consta di diverse regioni e aree funzionali. In secondo luogo,
perché potrebbe essere condizionato a sua volta anch'esso dalla biochimica del
corpo, vale a dire da ormoni e molecole attivanti o reprimenti, incluse le
droghe assunte dal di fuori. Infine potrebbe essere pesantemente condizionato
dall'assetto genico.
Esaminiamo separatamente le tre
argomentazioni, cominciando dall'ultima. Non c'è dubbio che in certe
determinate condizioni la presenza o l'assenza nel genoma del soggetto di una
specifica forma genica possa influenzare di molto la funzionalità del sistema
nervoso e quindi il comportamento. Ma si tratta fortunatamente di casi assai
rari e nella stragrande maggioranza degli individui reali i vari geni
suggeriscono ma non impongono. Non possiamo quindi in genere accampare questa
scusa: la complessità dei nostri circuiti genici esclude una loro azione di
condizionamento diretto del nostro agire.
Esistono poi le molecole e la
loro azione, continua o momentanea. Si tratta di un argomento un po' più complesso
e articolato, e non a caso... si raccomanda di non guidare in stato di
ebbrezza. L'influenza di molecole interne o esterne costituisce un capitolo
vastissimo dello studio del comportamento e non può essere liquidata in due
parole. È improbabile infine che alcune parti del cervello si impongano su
certe altre. Caso mai sono la cultura, il conformismo e le ideologie che a
volte si impongono su tutto... Ma di questo, paradossalmente, non sembriamo
preoccuparci. Perché siamo sempre comunque fieri delle nostre idee.
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