Il poliamore occidentale e il monoamore islamico di Tommaso Scandroglio,
11-11-2011, http://www.labussolaquotidiana.it
Una volta si cantava “Only you”.
Ora è passato di moda a meno che non si voglia tradurre il ritornello di quella
celebre canzone anni ’60 con “Solo voi” al posto del corretto “Solo tu”. E sì
perché le nuove frontiere dell’amore non hanno davvero più confini. Un dì c’era
il grande piccolo universo della coppia, sfera privatissima di affetto a due.
Ora Schengen è entrato anche nell’innamoramento, abbattendo ogni dogana
affettiva, e l’amore travalica gli stretti confini della coppia: non si divide
o si moltiplica più per due, bensì per tre, quattro o più. Si chiama poliamore,
bizzarro neologismo coniato da più soggetti tra cui Diana Moore (in arte
Morning Glory Zell), Jennifer Wesp e Françoise Simpère, donne che in vita hanno
fatto un po’ di tutto: femministe, poetesse, sacerdotesse, sciamane, newagers.
Il termine poliamore, manco a
dirlo, è polivalente. Può indicare una coppia non sposata che è legata
affettivamente e sessualmente ad altre coppie. O più singoli/coppie non
sposate/coppie sposate che si sentono vincolate sentimentalmente e carnalmente
le une alle altre e che formano un unico gruppo poliamoroso. Oppure si tratta
di due coniugi che alla luce del sole intrattengono rapporti sessuali con altri
soggetti. Il poliamore può infine essere riferito alla vera e propria poligamia
nelle sue varianti di poliginia (più mogli) e poliandria (più mariti, assai
raro). Sia avvertito Cupido: riempia bene la sua faretra di molte frecce perché
ne avrà bisogno.
Questo sistemone del nuovo amore
declinato secondo le polidevianze dei loro ideatori e adepti dovrebbe mirare,
nelle sue innumerevoli varianti, a ravvivare il rapporto di coppia in specie
quello matrimoniale. Un tonico del cuore per menti sotto tono. E’ questo che
dichiara la Simpère nei suoi due libri Amar più uomini e Guida agli amori
plurali per un’ecologia amorosa (non si sa come mai il poliamore fa bene
all’ambiente) e che ha ripetuto di recente anche su “Sette”, settimanale del
Corriere della Sera. La scrittrice francese difende e diffonde il
poliamoroso-pensiero perché ha sperimentato in prima persona il pluralismo del
talamo con il non celato intento rivoluzionario di sfasciare l’istituto del
matrimonio, parto deforme di una “società capitalista dura e possessiva”.
Quello che infatti non va giù ai
poliamanti è quel “prendo te come mia/o legittima/o sposa/o” del consenso
matrimoniale (ormai oggi scolorato nel più mite e postconciliare “accolgo te”).
In amore nessuno è proprietà di nessuno. Tutti sono di tutti. E poi perché
pretendere l’esclusiva? Non è forse questo un modo per svilire il sentimento
amoroso? Basta barriere. Che i baci e le carezze siano terreno demaniale aperto
al pubblico. Chi l’ha detto infine che la fedeltà è monodirezionale? Si può
essere benissimo fedeli a più persone. Insomma a dar retta ai filosofi del
poliamore sulla panchina dei due innamoratini di Peynet dovremo far presto
spazio ad altra gente. Vero, poco romantico ma molto godereccio e liberante.
Ovviamente in tutto questo magma
di scorrettezze amorose il paradigma culturale del politicamente corretto non
si tocca: si può giocare contemporaneamente su più tavoli da gioco dell’amore a
patto che ci sia trasparenza e sincerità nel rapporto di coppia. Altrimenti si
scade nella volgare scappatella, squallida condotta da borghesucci. Per farla
breve: tutto si può fare a patto che valga la regola della glasnost affettiva.
E mentre qui in occidente si
tenta di sdoganare la poligamia o qualche suo succedaneo, l’islam sembra
voltargli le spalle. Secondo il settimanale “Jeune Afrique” che ha trattato il
tema lo scorso 23 settembre, la poligamia è controproducente in relazione all’
“evoluzione socioeconomica contemporanea ed alle sue conseguenze sulle
strutture familiari”. Ed è questo il nuovo trend del mondo musulmano. Qualche
esempio: in Turchia la poligamia è stata abolita; in Marocco la poligamia è
permessa dal Codice di Famiglia solo “per casi di forza maggiore”; in Algeria
il coniuge deve provare che tratta le mogli tutte allo stesso modo; il Parlamento
regionale del Kurdistan ha previsto la possibilità di avere due mogli ma solo
nel caso in cui la prima sia sterile o abbia una malattia venerea. L’Alto
Commissariato per i Diritti dell’Uomo dell’Onu nota con soddisfazione che il
governo giordano ha sottoposto la poligamia a “condizioni restrittive in vista
di una trasformazione progressiva delle mentalità”. In Tunisia infine i
rapporti poligamici sono vietati dal Codice Civile. Tunisia che ha visto
confrontarsi nelle ultime recentissime elezioni il partito islamico Ennahda con
quello laico del Partito Democratico Progressista. Quest’ultimo tramite suo
portavoce ha fatto sapere pochi giorni fa che la poligamia è da rigettare in
toto perché snatura il vero rapporto matrimoniale che non può che essere formato
da due sole persone.
Eppure che l’amore nasca in cuore
e cerchi solo un altro cuore è cosa risaputa da sempre e così evidente almeno
per noi nostalgici del monoamore. E ce lo dicono persino i muri. Sì, quei muri
dove i nostri ragazzi scrivono in tutte le salse e in tutti gli slang
possibili: “Io e Te per sempre”
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