Avvenire.it, 19 settembre 2011, PROCREAZIONE ASSISTITA - Provetta, 43
anni limite per l'accesso
Si torna a dibattere sull’età di
accesso alla fecondazione assistita proprio mentre la vicenda della bimba tolta
ai genitori dal tribunale per i minorenni di Torino ha fatto parlare di
mamme-nonne. È infatti al lavoro da alcuni mesi un tavolo tecnico dove si
stanno definendo le proposte per regolare in modo il più possibile unitario,
fatte salve le prerogative delle Regioni, l’accesso alle tecniche di
fecondazione assistita e i limiti dei costi a carico del Servizio sanitario
pubblico.
Il tavolo tecnico, organizzato
nell’ambito della Conferenza delle Regioni e presieduto dall’andrologo Carlo
Foresta (docente dall’Università di Padova e direttore del Centro di
crioconservazione dei gameti maschili dello stesso ateneo), ha prodotto un
documento che indica nei 43 anni il limite di accesso per una donna alle
tecniche di fecondazione assistita. «Il tavolo tecnico – spiega Foresta – ha il
compito di analizzare le problematiche e di proporle alla Conferenza
Stato-Regioni» che potrà farle proprie e renderle esecutive. Ogni Regione ha i
suoi rappresentanti in questo tavolo tecnico che è stato organizzato presso la
commissione Salute, coordinata dall’assessore veneto alla Sanità Luca Coletto.
«Ora ci stiamo occupando di questioni tecnico-organizzative – aggiunge Foresta
– perché ci sono molte differenze tra le Regioni su come catalogare le attività
della fecondazione assistita». Un vivace dibattito si era acceso solo tre mesi
fa, quando la Regione Veneto aveva stabilito di concedere l’accesso (a carico
del Servizio sanitario) alle tecniche di fecondazione assistita alle donne fino
all’età di 50 anni. «Una decisione – osserva Foresta – dettata da
considerazioni di carattere sociale-umanitario, non tecnico-scientifica, ma
basata anche sull’osservazione che, secondo i dati Istat, ogni anno in Italia
nascono 1200 bambini da mamme di età compresa tra 45 e 50 anni».
Ma la decisione della Regione
Veneto era stata contestata dalla Federazione italiana delle Società
scientifiche della Riproduzione (Fissr), parlando di «atteggiamento demagogico»
e facendo riferimento alle risorse del Servizio sanitario: «Il costo per ogni
bimbo nato da un donna di 45 anni risulta oscillare tra i 600mila e i 700mila
euro». L’origine delle incertezze è in parte nella stessa legge 40 che concede
l’accesso alle tecniche alle coppie in età potenzialmente fertile: una
definizione che per le donne significa presenza del ciclo mestruale, mentre per
i ginecologi la fecondità è ormai ridotta al lumicino già alcuni anni prima
dell’effettiva menopausa. Si pone evidentemente un problema di appropriatezza e
di corretta allocazione delle risorse del Servizio sanitario.
I prossimi argomenti al centro
dell’attenzione del tavolo tecnico interregionale sono non meno cruciali: si
tratta di definire un atteggiamento comune per quel che riguarda sia le tariffe
di rimborso per le strutture (in Piemonte sono state abbassate mettendo in
difficoltà i centri privati), sia il limite di trattamenti rimborsabili per
ciascuna paziente. Finora l’Aifa ha stabilito solo una dose massimale del
farmaco necessario alla stimolazione ovarica, ma i controlli non sono sempre
efficaci. Tutti temi che chiamano in causa il rapporto costo-beneficio in
un’epoca di risorse limitate.
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