D’accordo. Avere tanti figli è
bello. Però nella storia di un signore americano che ne ha avuti 150 quello che
più ci offende – per dirla alla Dante – è il modo. Infatti è notizia di questi
giorni che un “donatore” di sperma grazie alle fecondazione artificiale
eterologa è diventato padre biologico di non meno 150 bambini (“donatore” è tra
virgolette perché spesso la pratica è ben retribuita anche se pubblicamente si
dice che sono solo rimborsi spese). La cifra è il risultato dell’impegno di una
delle madri di questi 150 bambini che ha svolto delle ricerche in rete per
sapere se esistevano altri figli dello stesso donatore. Ne è nato addirittura
un gruppo on line di fratellastri in provetta il cui numero è in costante
ascesa.
La vicenda che si muove tra il
fantasy e l’horror fa penosamente riflettere per più di un motivo. Da una parte
l’eterologa così massificata ingenera seri rischi per la salute pubblica. C’è
infatti un pericolo di incesto involontario da non sottovalutare: e se mi
innamoro di mia sorella e non so che è
mia sorella? Ad esempio Justin Senk del Colorado intorno ai 20 anni nel gennaio
del 2007 scoprì di avere 4 fratelli e sorelle nel raggio di soli 25 km. Poi c’è
il rischio di diffondere malattie genetiche: la fecondazione artificiale,
omologa o eterologa che sia, non è così brava come madre natura a scartare
gameti imperfetti.
La mala pianta dell’eterologa
produce frutti amarissimi anche e soprattutto sul piano culturale. In primo
luogo la naturale e sana percezione collettiva di ciò che è giusto e ciò che
non lo è si erode sempre più. Spostando il fronte del consentito sempre più in
là si ingenera tra la gente, come effetto assai desiderato dal pensiero
libertario, l’accettazione prona di ciò che si pone poco prima dell’eccezione.
Il riprovevole e il bizzarro di ieri oggi è pratica lodevole. Detto in altri
termini la notizia di questo signore che distribuisce i suoi spermatozoi un po’
dappertutto come fossero volantini pubblicitari lanciati da un aereo, fa
digerire con facilità nel sentito comune la fecondazione omologa. La stessa
omologa che solo una manciata di anni fa appariva lei stessa l’eccezione,
l’orrenda anomalia bioetica. Di converso oggi l’eterologa da guinness dei
primati che genera pletore di figli da un unico soggetto fa da sponda a futuri
deliri bioetici quale ad esempio la creazione in laboratorio – già sperimentata
– di embrioni cibridi, cioè esseri viventi mezzi uomini e mezzi animali.
La pratica dell’eterologa – che
sia multipla o meno poco importa – disegna poi uno strano rapporto adulterino
consenziente tra donna, compagno della donna e “donatore”. Infatti sulla
scacchierà della provetta folle si muovono tre pedine: una lei che attende di
essere inseminata, un lui che “offre” il suo seme ed ha il volto coperto da un
punto interrogativo, e un terzo lui il quale non è il padre biologico ma solo
putativo e presenzia come spettatore pagante (la Fivet costa assai) a questo
triangolo procreativo. Ci si perdoni l’espressione ma pare di assistere ad una
cornificazione artificiale pur priva di piacere venereo. D’altronde la
scappatella per sua natura è sempre stata eterologa, dato che c’è il terzo
incomodo.
In merito poi all’anonimato la
situazione di chi è madre di un figlio avuto con l’eterologa può essere
accostata – con i dovuti distinguo – a quella di una donna che rimane incinta
ma non sa chi sia il padre. Un anonimato che in quest’ultimo caso nasce da
libertinaggio sessuale, nel caso dell’eterologa da libertinaggio procreativo.
Il problema dell’anonimato inoltre investe non solo la figura del padre ma
anche tutti i fratellastri nati dallo stesso genitore. A parte infatti i rari
casi come quelli appena citati dove le madri o i figli si mobilitano per
conoscere l’identità del padre, in genere l’anonimato è la regola tra gli
stessi fratelli di sangue creando così una sorta di fratellanza occulta e
clandestina.
Avere poi un figlio da un uomo
diverso da quello con cui si condivide la vita non è cosa semplice da mandar
giù. Il padre putativo – e gli studi di psicologia ci confortano in questa
affermazione – guarderà sempre con un invincibile sospetto quel figlio che sa
non essere suo. Nell’adozione entrambi i genitori adottanti sono coscienti che
l’adottato non è figlio biologico di nessuno dei due. E così tra i due si
instaura un rapporto paritario. La fecondazione artificiale invece lascia come
fastidioso retrogusto nel cuore e nella mente del maschio della coppia la
consapevolezza che il figlio appartiene più alla moglie/fidanzata/compagna che
a lui. A parti invertite la musica non cambia. Il figlio diventato adulto e
reso edotto sui suoi natali da laboratorio riserverà al padre putativo uno
sguardo diverso da quello che rivolgerà a sua madre. Senza contare il fatto che
sempre per il figlio una cosa è sapersi abbandonato ma accolto da due nuovi
genitori e un’altra essere consapevoli che questi stessi genitori sono stati
gli ideatori di tale abbandono.
Infine la procedura
dell’eterologa porta ad un reificazione non solo del nascituro ma soprattutto
dello stesso donatore. Infatti costui volontariamente si trasforma in fabbrica
di spermatozoi, usa se stesso come distributore a pagamento di gameti maschili.
Si tratta dunque di percepire la propria persona come macchina di carne, come pura
materia organica che produce altra materia organica. La pratica dell’eterologa
perciò concilia – a nostro dire infelicemente - materialismo di stampo
progressista e consumismo libertario.
Un ultimo appunto. Curioso che
queste vicende incredibili in genere fioriscano in paesidemocraticissimi e
soprattutto negli States. Non solo perché Burkina Faso ed Eritrea hanno altro a
cui pensare che preoccuparsi dell’eterologa ma perché da loro e per loro
fortuna Kant e Rousseau sono dei perfetti sconosciuti. Per entrambi infatti i
desideri legittimi dell’uomo non devono conoscere ostacoli, sono infiniti. In
particolare Rousseau considerava lo Stato come un’industria dei desideri, cioè
quell’apparato destinato a colpi di maggioranza a soddisfare le aspirazioni di
ognuno (sempre che i più fossero concordi). Non è dunque un caso che tali
derive bioetiche si possano soprattutto registrare nei paesi considerati
nell’immaginario collettivo come fortemente democratici, perchè lì tutto è
concesso. Anche avere 150 figli in provetta.
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