IL CASO/ Licenziata per il crocifisso? Così l'Inghilterra discrimina i
cristiani - INT. Filippo Vari, giovedì 15 marzo 2012, http://www.ilsussidiario.net/
Per il governo britannico chi
indossa il crocefisso sui luoghi di lavoro può essere licenziato. Il Consiglio
dei ministri presieduto dal premier David Cameron ha deciso di opporsi
all’appello presentato da due signore inglesi di fronte alla Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo, dopo essere state sanzionate dai loro datori di lavoro per
essersi rifiutate di togliersi il crocifisso. Ora la Corte Europea dovrà
stabilire se quanto avvenuto rappresenti una violazione dell’articolo 9 della
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, in cui si afferma che “chiunque, in
pubblico e in privato, ha il diritto di manifestare la sua religione o il suo
credo”. Ilsussidiario.net ha intervistato sull’argomento il professor Filippo
Vari, professore di Diritto Costituzionale all’Università Europea di Roma.
Proprio giovedì il suo ateneo organizzerà un incontro su questo tema dal titolo
“Diritti fondamentali, libertà religiosa e integrazione”.
Professor Vari, ritiene che
quanto avvenuto in Inghilterra rappresenti una violazione della Convenzione
Europea dei Diritti dell’Uomo?
Non conosco i casi concreti delle
due signore. Tuttavia, si può senz’altro affermare che la garanzia della
libertà religiosa consiste non soltanto nel non essere obbligati a compiere
atti che contrastino con la propria fede, ma anche nella possibilità di vivere
nella sfera pubblica conformemente a quello che la propria fede richiede. Cioè
a realizzare la propria fede nella vita sociale, all’interno della comunità.
Nel momento in cui si impedisce a
un cristiano di esporre il crocifisso, c’è una lesione di questa libertà
religiosa. E’ chiaro anche che, sempre in linea generale, la libertà religiosa
conosce anche dei limiti. In Italia per esempio non la si potrebbe invocare per
chiedere la poligamia.
Nel caso inglese, risulta
evidente che vi è una lesione della libertà religiosa, sotto il profilo della
possibilità di indossare un simbolo religioso, in quanto l’esposizione del
crocifisso sul proprio corpo non danneggia nessuno. E’ singolare e desta
preoccupazione che un comportamento del genere sia illecito in un ordinamento come quello anglosassone,
storicamente noto invece per le posizioni garantiste in materia di libertà.
Si tratta dell’ennesimo segno del
fatto che tanti diritti di libertà cedono di fronte a una sorta di perbenismo,
per cui esporre un simbolo religioso è percepito come qualcosa che può turbare
gli altri. Ricordo però che anche la ben nota sentenza della Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo, in cui si è ritenuta compatibile con la Convenzione
l’esposizione obbligatoria del Crocifisso nella aule scolastiche, spiega
benissimo come l’esposizione del crocifisso non sia in grado di ledere alcun
diritto altrui.
Il governo inglese consente
l’esposizione di altri simboli religiosi, come l’hijab islamica e il turbante
sikh, ma vieta di indossare il crocefisso argomentando che quest’ultimo “non è
un obbligo dal punto di vista religioso”. Che cosa ne pensa di questa apparente
contraddizione?
Nei casi in cui vi sia una
lesione di diritti fondamentali, sui quali si fonda il sistema giuridico di un
Paese, come nel caso della poligamia o della lapidazione, lo Stato ha il dovere
di intervenire. Quando però non c’è alcuna lesione dei diritti altrui, come
sembra in quello delle due signore, non spetta allo Stato decidere come
l’espressione del senso religioso di una determinata persona possa essere
modulata nella sfera pubblica. Se io penso che in un determinato ambiente sociale,
giorno o situazione, rientri nei miei obblighi religiosi esporre il crocifisso
o comunque mi sento di esporlo, non spetta allo Stato stabilire il grado di
conformità di questa esposizione rispetto al precetto religioso, altrimenti lo
Stato diventa confessionale.
Un ordinamento è “laico” nella
misura in cui riconosce alle confessioni religiose la massima potestà di
auto-organizzazione. Un governo non deve quindi pronunciarsi su una sfera così
intima della persona, fino a quando non si ledono diritti altrui. Quando invece
sono lesi i diritti altrui, è chiaro che le cose cambiano in quanto
l’ordinamento protegge le persone e determinati beni giuridici, ispirandosi a
determinati principi.
In quale clima nasce la recente
presa di posizione del governo Cameron?
L’ordinamento inglese in questo
periodo sta vivendo una situazione dove i cristiani rischiano di essere
profondamente discriminati. Uno dei numerosi fronti aperti è quello delle
istituzioni cattoliche che promuovono l’adozione, e che si rifiutano di farlo a
favore di coppie dello stesso sesso. L’Amministrazione inglese ha considerato
che questa mancata prestazione di servizi alle coppie omosessuali sia una
discriminazione illecita e che quindi anche le istituzioni religiose che
promuovono l’adozione siano obbligate dalla legge non solo a favorirla da parte
delle persone di sesso diverso, ma anche da parte di persone dello stesso
sesso. Questa è una forte compressione della libertà religiosa dei cristiani.
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