Mancano all'appello oltre 100 milioni di donne di Danilo Quinto, 08-03-2012,
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I metodi per raggiungere lo scopo
possono essere vari. Nella gola della neonata, si può inserire del tabacco o
dei grani di riso o degli impasti ottenuti mescolando insieme acqua e cereali o
un panno bagnato o un cuscino. Poi, si annega la neonata in un secchio d'acqua
o la si seppellisce in un vaso di terracotta, successivamente sigillato, dove
può resistere fino a due ore prima di soffocare. A volte vengono anche
impiegati veleni e pesticidi che provocano il decesso attraverso convulsioni ed
emorragie.
E’ l’infanticidio femminile,
praticato da secoli ed ancora oggi diffuso, anche se sostituito, in molti Paesi
del mondo, grazie alla moderna tecnologia, con la pratica dell’aborto
selettivo. “una tecnologia di tipo reazionario”, scrisse il Premio Nobel Amartya
Sen vent’anni fa.
Una tecnologia che è diventata
anche un business. Secondo il Wall Street Journal del 21 aprile 2007, alcune
società hanno venduto talmente tanti apparecchi ecografici, che in India è
possibile fare diagnosi ecografiche persino nei piccoli paesi che sono ancora
privi di acqua potabile o di strade decenti. Il costo è di circa 8 dollari (5,6
euro) a ecografia, l’equivalente di una paga settimanale. La General Electric
vende circa 15 modelli diversi, il cui costo varia da 100.000 dollari per gli apparecchi più sofisticati a colori, a
7.500 dollari per quelli in bianco e nero. In India esistono più di 30.000
cliniche, registrate presso il Governo, che fanno diagnosi ecografiche. Si fa
presto a fare i conti.
Attualmente, sebbene la legge lo
abbia vietato nel 1994, il test per l'identificazione del sesso del feto,
eseguito con varie tecniche, è ampiamente disponibile anche nelle aree rurali
più remote. L'amniocentesi, che resta ancora oggi il metodo più diffuso, è
praticata in migliaia di ospedali, cliniche e ambulatori, sebbene spesso tali
luoghi non siano altro che strutture improvvisate prive perfino delle
attrezzature mediche essenziali.
Accanto all'amniocentesi, si
trova l'ecografia che grazie alla sua maneggevolezza, alla semplicità di
attuazione e al basso costo si sta rapidamente diffondendo anche se, rivelando
il sesso del feto attraverso l'immagine, è utilizzabile solamente ad uno stadio
avanzato della gravidanza, portando ad aborti tardivi e rischiosi. Malgrado
ciò, poiché in India l'aborto è praticabile a discrezione del medico fino alla
ventesima settimana, l'ecografia viene comunque utilizzata a questo scopo.
Da quando, nel 1979, è stata
aperta la prima clinica specializzata, la scienza medica e la tecnologia
moderna sono state abusate in tutti i modi possibili per soddisfare le
richieste sociali che impongono ad ogni donna di partorire almeno un figlio
maschio. Prima che la legge lo rendesse illegale le cliniche, gli ospedali e
tutti coloro che erano disposti ad eseguire il famigerato test si lanciarono in
un'aggressiva campagna pubblicitaria che tramite poster, volantini, mediatori e
qualunque altro mezzo possibile, propagandavano il servizio a prezzi
stracciati. Ma fu l'ecografia a segnare il momento di svolta, offrendo la possibilità
anche alle donne residenti nelle zone rurali più remote di accedere al test
grazie ad automezzi itineranti attrezzati allo scopo.
Il divieto di servirsi di
qualunque tipo di tecnica per l'identificazione del sesso del nascituro,
imposto dallo stato indiano, non ha ostacolato l'attività. Dalla sua
promulgazione nessuno è stato condannato per aver infranto la legge (Mudur,
1999) né tra i medici, che rivelano il risultato solo oralmente e senza
lasciare tracce, né tra le pazienti che se mai intendessero farlo, senza una
prova scritta, non avrebbero alcuna possibilità di intentare una causa.
L'aborto selettivo è largamente
diffuso in tutti gli stati del Nord dell'India, dove la preferenza per il
figlio maschio si esprime con punte particolarmente preoccupanti in Punjab, in
Haryana e in Uttar Pradesh. Generalmente coesiste con l'infanticidio femminile,
anche se negli stati più prosperi, dove le strutture mediche e la tecnologia
per l'identificazione del sesso del feto sono maggiormente diffuse, come
l'Haryana e il Punjab, ha quasi totalmente sostituito l'infanticidio. In questi
due stati è molto comune che una donna si sottoponga ripetutamente ai test e
all'aborto finché non ha raggiunto il numero di figli maschi desiderati,
nonostante questo metta in serio pericolo la sua salute.
Il Fondo delle Nazioni Unite per
la popolazione fissa a 950:1.000 il normale rapporto della natalità maschio/femmina.
Nel Punjab, le femmine sono scese addirittura a 793 ogni 1.000 maschi.
Percentuali simili in Gujarat e Haryana, i due stati più ricchi della
federazione.
In base alle stime eseguite dalle
Nazioni Unite, solamente in India sarebbero oltre 50 milioni le donne
“mancanti”. Altri dati, dicono oltre 60 milioni.
La Cina è un altro Paese in cui
la proporzione tra i sessi è fortemente squilibrata a causa dell’aborto
selettivo di embrioni femminili. La popolazione maschile cinese supera quella
femminile di 37 milioni di unità. E’ lo squilibrio più alto del mondo. Un
esempio significativo del devastante fenomeno è il caso della città orientale
di Lianyungang. Nella città, nella provincia orientale dello Jiangsu, ci sono
soltanto cinque bambine ogni otto bambini. Stando a quanto denunciato in un
"dossier" dell'"Associazione cinese per la Pianificazione
Familiare", sull'isola meridionale di Hainan i neonati maschi sono ormai
136 contro appena cento dell'altro sesso. A livello nazionale il rapporto è di
119 a cento, ben al di sopra della media internazionale che è di 107 a cento.
Ma Cina e India non sono i soli
Paesi dove si pratica l’aborto selettivo. La “guerra globale contro le
bambine”, come l’ha definita in un suo saggio l’esperto Nicholas Eberstadt, che
è direttore della cattedra Henry Wendt di Economia Politica all’American
Enterprise Institute, riguarda anche l’Europa, l’America e i Paesi islamici.
In natura, il rapporto alla
nascita varia normalmente dai 103 maschi per 100 femmine ai 105 per 100 (solo
in rarissimi casi arriva a 106 maschi per 100 femmine).
Uno studio dell’US Census Bureau
del 2003, mostrava un’impennata nel rapporto tra maschi e femmine nelle ex
repubbliche sovietiche di Azerbaijan, Armenia e Georgia, dove tra il 1989 e il
2001 si è passati dai 106 maschi a una cifra che va dai 115 ai 120 per 100
femmine. Già alla fine degli anni ’90 c’erano diversi Paesi europei che
presentavano un rapporto superiore ai 107 maschi per 100 femmine: Bulgaria,
Estonia, Grecia, Lussemburgo, Macedonia, Serbia-Montenegro, Cipro.
Anche il mondo islamico presenta
diversi Paesi con un rapporto sbilanciato: Egitto, Libia, Tunisia, e poi Qatar,
Kirghizistan, Pakistan, Malaysia. In America Latina, Cuba, El Salvador,
Venezuela. Un caso particolare è quello degli Stati Uniti, dove negli ultimi
decenni si nota un cambiamento all’interno della comunità etnica asiatica: da
una media di circa 103/100 ai 108/100. Mentre, la comunità giapponese è passata
99,7 a 108,9 maschi per 100 femmine.
Nel suo saggio, Eberstadt
sottolinea altre statistiche. La prima riguarda le preferenze delle madri sul
secondo figlio: in Pakistan, ad esempio, è di 10 a uno per il figlio mascio;
nello Yemen è di 2 a 1, nei territori palestinesi di 3 a 1. L’altro dato
riguarda l’indice di mortalità infantile: in molti Paesi si riscontra nei
bambini al di sotto dei quattro anni una maggiore mortalità femminile rispetto
a quella maschile. Si tratta degli stessi Paesi che presentano uno squilibrio
nel rapporto alla nascita.
Sono dati che confermano che a
livello globale, negli ultimi decenni, si è prodotta quella “guerra contro le
bambine”, favorita dalla diffusione delle pratiche abortive e di selezione del
nascituro o di sterilizzazione delle donne, spesso finanziate dai programmi
delle Agenzie delle Nazioni Unite e dagli stessi Governi, spaventati da una
“bomba demografica” che in realtà non esiste.
Risultato? Centosessantatré
milioni di donne - altre stime parlano di un numero ancora più grande -che sono
mancate negli ultimi trent’anni: abortite, fatte fuori subito dopo essere nate,
destinate alla morte perché non curate in tenerissima età.
L’eugenetica moderna - di questo
si tratta - non ha nulla da invidiare a quella della prima metà del secolo
scorso. Anzi, forse è ancora più feroce, certamente più attrezzata
tecnologicamente, più persuasiva. Più colpevole, perché consapevole delle aberrazioni
praticate da quella del Novecento.
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