Scienziati si accorgono che l’uomo è uomo e la scimmia è scimmia, 7
marzo, 2012, http://www.uccronline.it
Pochi mesi fa il filosofo laico
Raymond Tallis ha scritto un articolo interessante contro il biologismo: «Il
mondo accademico è attualmente in preda a un’epidemia, uno strano e
preoccupante biologismo, che ha anche catturato l’immaginazione popolare.
Scienziati e filosofi credono che nulla di fondamentale separi l’umanità
dall’animalità». Questo biologismo, secondo Tallis -uno che è membro della British Humanist Association e ha firmato nel
2010 una lettera aperta contro la visita di Benedetto XVI nel Regno Unito- si
manifesta in due modi: «uno è l’affermazione che la mente è il cervello o
l’attività del cervello», l’altro è «l’affermazione che il darwinismo spiega
non solo come l’organismo dell’Homo sapiens sia nato, ma anche ciò che motiva
il comportamento delle persone giorno per giorno», ovvero il riduzionismo
genetico.
Tallis indica nuovi studi e nuovi
libri che sempre più contrastano queste visioni neopositiviste, chiedendosi se
queste pubblicazioni siano «un indicatore del fatto che questo potente edificio
filosofico stia iniziando a cadere a pezzi?», ci aspetta «un futuro migliore in
cui il compito di cercare di dare un senso a ciò che siamo non venga ostacolato
da uno scientismo riduttivo che ci identifica con l’attività del cervello
evolutosi per servire il successo evolutivo? Spero di sì». Chiude poi
ovviamente da laico: «Anche se non siamo angeli caduti dal cielo, non siamo
solo macchine neurali. Né siamo meramente scimpanzé eccezionalmente
intelligenti».
Come spiegava Francesco Agnoli
qualche tempo fa su questo sito , c’è un chiaro progetto anti-teista che «non
si rassegna a negare Dio», ma vuole «ridurre l’uomo ad un elemento della
natura, equivalente ad un sasso o un albero; ridurlo via via a frutto del Caso,
a un “esito inatteso”, a una “eccezionale fatalità”, a un aggregato di materia
senz’anima, a un meccanismo geneticamente determinato». Negare Dio ha sempre
significato negare l’uomo e la sua unicità: ecco che i neodarwinisti,
strumentalizzando il darwinismo, lo hanno quindi tentato di livellare alla
scimmia, informando che il nostro patrimonio genetico è condiviso al 99% con lo
scimpanzé, ma evitando di dire che per l’80% è
in comune con un verme di 1 mm (Caenorhabditis elegans), il 50% è
condiviso invece con il dna della banana, e abbiamo lo stesso numero di geni
della gallina. Secondo i riduzionisti, dunque, saremmo per l’80% dei vermi e
per il 50% delle banane.
Vale la pena comunque notare i
risultati di studi in cui gli scimpanzé vengono confrontati con i bambini, come
ad esempio quello appena pubblicato circa la cultura cumulativa: i ricercatori
hanno addestrato scimpanzé a risolvere dei puzzle e poi a dimostrare le
tecniche ad altri scimpanzé. Ma essi non hanno imparato, al contrario di un
gruppo di bambini della scuola materna. Affermano: «Gli scimpanzé possono
imparare gli uni dagli altri, ma la loro conoscenza non sembra accumularsi e
diventare più complessa nel corso del tempo», e questa è una «caratteristica
degli esseri umani, che ha dato luogo a realizzazioni come i computer e la
medicina moderna». Concludono basiti gli studiosi: «Le differenze tra gli
esseri umani e le altre specie sono in realtà più forti di quanto avessimo
immaginato prima di avviare questo test». Caspita, ci volevano proprio degli
scienziati per fare questa incredibile deduzione! Chi lo dice ora a Telmo
Pievani che è stato messo un altro tassello per l’emancipazione dell’uomo dalla
scimmia?
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