Chiesa cattolica: una “tragedia” la XVIII assemblea della PAV (di Mauro
Faverzani) Corrispondenza romana | 1232, Chiesa cattolica, 8 marzo 2012, http://www.corrispondenzaromana.it/
L’approccio doveva essere
“rigorosamente medico e scientifico”, in realtà si è rivelato in molti casi
“amorale”, tanto da suscitare in buona parte dei presenti vera e propria
indignazione: preoccupante l’esito della XVIII assemblea annuale della
Pontificia Accademia della Vita, svoltasi a Roma dal 23 al 25 febbraio scorsi.
La denuncia è giunta da diverse agenzie di stampa, come la francese “Riposte
catholique” o Kathleen Gilbert su “LifeSiteNews.com”.
Denuncia -ciò ch’è peggio-,
confermata direttamente da fonti interne all’importante istituzione, voluta
peraltro dal Beato Giovanni Paolo II con l’intento esplicito di promuovere il
rispetto della vita e più specificamente la bioetica secondo la morale
cristiana. Tutt’altro… A scatenare la collera dei presenti pare abbian
provveduto le relazioni sul tema della fecondazione artificiale, per lo più di
esterni, pare invitati dagli stessi vertici dell’Accademia.
Quanto han detto è stato
percepito come assolutamente distante da quella Dottrina Cattolica, pur evocata
da Papa Benedetto XVI nel discorso rivolto ai partecipanti. Ma vi si è
preferito un approccio tecnico, che prescindesse da “considerazioni etiche”,
considerate “altro”, “un altro argomento”, come ha specificato mons. Ignacio
Carrasco de Paula, succeduto a mons. Rino Fisichella alla testa della
Pontificia Accademia.
Unico obiettivo, insomma: far
conoscere mezzi ancora poco noti, per permettere di aiutare le coppie sterili.
Purchessia ed al di là del necessario dialogo tra “fede e ragione”, pur
richiamato dal Santo Padre, che, nel proprio discorso, ha viceversa rigettato
un approccio meramente tecnicistico della questione, ha messo in guardia dallo
scientismo e da una logica del profitto, assoggettando tutto piuttosto al
rispetto “dell’umanità integrale dei soggetti coinvolti”.
“L’indifferenza della coscienza
nei confronti del vero e del bene – ha detto Benedetto XVI – rappresenta una
pericolosa minaccia per un autentico progresso scientifico”. Ed ha ribadito
come il matrimonio, “unione dell’uomo e della donna”, sia “l’unico luogo degno
per la chiamata all’esistenza di un nuovo essere umano, che è sempre un dono”.
Un appello, quello del Santo
Padre, inascoltato: nella mattinata di venerdì 24 febbraio la maggior parte
degli interventi – tre su quattro – ha presentato come panacee contro
l’infertilità la fecondazione in vitro e la stessa fecondazione diretta
dell’ovulo per iniezione di uno spermatozoo. Nel pomeriggio, Eberhard
Nieschlag, del Centro di Medicina riproduttiva ed Andrologia dell’Università di
Münster, ha proposto il ricorso all’inseminazione artificiale “in caso di
mancanza di sperma”.
Altri oratori han sostenuto, in
perfetta linea con l’industria della contraccezione ormonale, come la pillola
protegga dal cancro alle ovaie. Un medico cattolico, però, il prof. Thomas
Higlers, direttore del Centro Nazionale per la Salute delle Donne, ne ha
evidenziato le connessioni col cancro al seno, ma ciò sarebbe stato bollato
come “falso” da uno dei moderatori, nonostante gli studi citati dalla
controparte a sostegno della sua tesi.
Quello troppe volte emerso
sarebbe stato, insomma, uno sguardo distante anni luce dal Magistero e dalla
vera Dottrina cattolica. La presa di distanza dei moderatori non è bastata a
placare il moto di sdegno e ribellione di molti dei partecipanti, che han
parlato di “disastro”, di “disservizio”, di un “esempio tipico di scienza
amorale” ed anche di “tragedia”. Pare che il 25 mattina un noto e prestigioso
filosofo, considerato vicino al Santo Padre, il prof. Josef Seifert,
dell’Accademia di Filosofia in Cile, si sia fatto interprete della protesta
levatasi da larga parte dei membri della Pontificia Accademia della Vita,
accusando gli organizzatori del convegno di aver tradito lo spirito di Jérôme
Lejeune.
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